Bagnasco oltre Berlusconi

Il de profundis dell’era ruiniana nella quale i vescovi dettavano la linea rimanendo un passo indietro ai partiti sembra essere arrivato con la prolusione dell’altro ieri del cardinale Angelo Bagnasco in apertura del Consiglio permanente della Cei. La nuova strada è aperta. Il futuro prevede un soggetto politico che raccolga il meglio dell’Udc, degli ex Popolari confluiti nel Pd e del Pdl. “Da Formigoni a Fioroni”, è la battuta, provocatoria ma nemmeno troppo, che circola tra gli organizzatori del convegno di Todi del prossimo 17 ottobre. Leggi gli interventi di Ritanna Armeni - Luigi Amicone - Ruggero Guarini - Sandro Bondi - Leggi I vescovi e le bisbocce di Giuliano Ferrara
6 AGO 20
Immagine di Bagnasco oltre Berlusconi
Dichiarare la fine dell’era ruiniana non è senza conseguenze. Lo sanno i vescovi presenti al Consiglio permanente in queste ore. Non tutti sono favorevoli all’idea di una nuova aggregazione politica. E c’è chi ha notato che Bagnasco nella prolusione non ha mai parlato di princìpi non negoziabili. Come se le grandi battaglie antropologiche venissero dopo l’urgenza, pur legittima, del richiamo “al senso comune del decoro”. Dice il vaticanista Sandro Magister: “Stupisce molto nella prolusione l’assenza del richiamo ai princìpi non negoziabili. Secondo me il capo dei vescovi ha subito la pressione, o comunque l’influenza, dei movimenti e delle associazioni di base che, incontrandosi più volte in questi mesi, hanno voluto insistere sull’idea che la prima urgenza è pratica, e cioè che cosa fare dopo Berlusconi, e non tanto antropologica, ovvero le grandi battaglie etiche sulle quali i cattolici non dovrebbero mai cedere”. Ma, dice Magister, “tutto è ancora aperto. Vedo che a Todi aprirà i lavori Bagnasco e li chiuderà Ornaghi. Ma non era Ornaghi che su Avvenire il 24 luglio intervistato da Marco Tarquinio sull’apporto dei cattolici al rinnovamento della politica in Italia dichiarò di optare per un sistema bipolare, con ‘due partiti forti o due altrettanto omogenei e forti aggregati di partiti’?”.

Todi non è l’unica importante assise in programma. Il 9 ottobre a Norcia c’è l’annuale incontro promosso da Magna Charta. E anche se il tema sarà “il capitalismo e la dottrina sociale della chiesa”, non mancherà la riflessione sul dopo Pdl e su quell’idea di “andare oltre il Pdl rilanciando il Pdl”. Non, dunque, facendo altro. Nelle scorse ore sulla rivista progressista Adista è stato il vescovo emerito di Foggia, monsignor Giuseppe Casale, a fare propria la voce dei cattolici indignati per la questione morale. Casale ha chiesto un intervento ufficiale della chiesa. Bagnasco l’ha accontentato ma, dice Riccardo Cascioli, direttore del combattivo giornale online La Bussola quotidiana, quel che resta “dopo la prolusione è la sensazione di una chiesa italiana che sembra prestarsi, per volontà o per incapacità di fare altrimenti, a un gioco comandato da altri”. Dove gli altri non sono soltanto i partiti di opposizione e i loro giornali di riferimento, ma anche quei cattolici che ritengono insostenibile la disinvoltura etica del premier rispetto alle donne. Tra questi Famiglia Cristiana, che ieri interpretava la prolusione come la volontà di dire “parole severissime sui comportamenti personali del premier Silvio Berlusconi”.
Tra i commentatori di cose ecclesiali più acuti c’è Francesco Bonini, coordinatore scientifico del Progetto culturale della Cei. Dice che “è l’ora di una proposta politica dei cattolici” che maturerà “all’interno della transizione più generale del paese, e oserei dire anche dell’Europa”. Per Stefano Ceccanti, senatore del Pd, “la proposta politica a cui accenna Bonini è la scelta fatta da Bagnasco di un’aggregazione politica che guardi al centrodestra. Il problema è: dove restano i cattolici di sinistra? La sfida è convincere Bagnasco che anche noi del Pd siamo affidabili per la chiesa. E che, dunque, l’opzione ruiniana dei cattolici sparsi nei due poli resta valida”.
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Gli interventi sul tema
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